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presentazione mi chiamavo susanita ma ho perso una parte di me. precisamente la parte che ho perso è il "susa" (ma lo conserverò tra parentesi affinché non se ne smarrisca la memoria). adesso preferisco farmi chiamare soltanto nita, che poi manco a farlo apposta è la protagonista di uno dei libri più belli che abbia letto: clown girl di monica drake. lei è nita di baloneytown, io sono nita di balduina. ho deciso di non reprimere più la mia natura di clown. la settimana scorsa, in un mercatino dell'usato a sangiovanni, ho trovato una bombetta tutta ammaccata, fabbricata nella germania dell'est dio sa quando che mi è diventata inseparabile. alla profumeria del circo in piazza cavour ho comprato un naso di gomma a palla rosso che adesso porto sempre nella mia borsa di tela a righe insieme a tante altre cose interessanti: un burro di cacao che si chiama cherry kiss al sapor di ciliegia, un cofanetto di legno con matite colorate spuntate, un paio di occhiali a forma di fiore, una scatoletta di latta piena di caramelle che non mangio mai (non mi piacciono le caramelle ma mi piace il rumore che fanno nella scatola di latta), svariate penne, svariati scontrini, una castagna selvatica, un flauto colorato e una macchina fotografica digitale che quando scatta fa una pernacchia. ognuno di questi oggetti ha un valore importante per me: sono un ricordo, un regalo, uno strumento di lavoro, un... no, non tutti, tutti tranne gli scontrini, gli scontrini non sono niente, stanno là da secoli, alcuni non sono neanche più leggibili, conservano un lontano ricordo bluastro di antiche spese in centri commerciali di periferia, di caffè al vetro in bar fatiscenti o forse di kebab e piatti esotici di locande in giro chissà dove. c'è anche un biglietto della metrò di parigi talmente accartocciato da aver assunto la consistenza della stoffa. in qesto spazio proporrò racconti fotografici. il primo si intitola "nostalgia". per realizzarlo ho raccolto e continuo a raccogliere svariati oggetti in giro, per lo più nei cassonetti della spazzatura, miniera preziosa di manufatti evocativi. tra spazzatura e vecchie soffitte ho trovato e conservo: una valigia di cartone gialla, un organetto che non suona o che non sono capace di suonare o, meglio ancora, di cui non sono capace di sentire il suono, un paio di scarpe da tango che mi tingono i piedi tutti neri, una radio degli anni cinquanta senza un pomello, una sedia di legno verde, una poltrona con la tappezzeria a fiori, un cavalletto da pittore, la sottoveste di mia nonna. ![]() ![]() ![]() |
"[m]nostalgia"
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